Cosang: "Dinastia" (2024) - Recensione
I Cosang so' turnate e, a pieno diritto, si riprendono la scena là dove l'avevano lasciata in un triste San Valentino di 12 anni fa, lasciando i fan senza il terzo album dopo il promettente "Vita bona" pubblicato nel lontanissimo 2009. Ma questi anni, durante i quali Luchè e Ntò hanno comunque proseguito le proprie esperienze musicali e di vita, non hanno cambiato l'anima cruda e sincera dei padri dell'hip hop partenopeo ed ai quali, le nuove figure emergenti portano ancora il giusto rispetto.
"Dinastia" ha tutto del passato e del percorso artistico, anche individuale, dei due rappers partenopei ed è estremamente coerente con i cambiamenti che hanno influenzato i loro percorsi. Bisogna arrivare fino in fondo, all'ultima traccia che dà il nome all'album, per comprendere lo spirito e la soddisfazione con cui hanno vissuto questa reunion e la realizzazione di questo disco: "Mo'che amm scunfitt l'esam ro tiemp. E' meglio niente 'nzieme ch'essere ricche sule. Ma mo simmo ricche 'nzieme - ora che abbiamo sconfitto l'esame del tempo. E' meglio avere nulla insieme che essere ricchi ma soli. Ma ora siamo ricchi insieme" .
Era il momento giusto per tornare, non solo da un punto di vista commerciale, ma "giusto" per il riconoscimento alla spinta che i Cosang hanno dato alla creazione e sviluppo della scena, tenendo fede alle lingua napoletana e rappresentando una città che in questo primo ventennio del secolo sembra essersi messa alle spalle gli anni bui dell' " 80'-90' " che cantavano gli stessi nel brano di apertura dell' album "Vita bona".
L'album risulta essere molto equilibrato con dodici brani che non dovrebbero deludere gli estimatori dei primi Cosang ma che includono quattro feats di cui due con i padri dell'hip hop milanese Club Dogo ed il king indiscusso Marracash mentre gli altri 2 con Liberato e Geolier i quali, anche se con stili diversi, sono altamente rappresentativi della scena musicale partenopea dell'ultimo decennio .
Il primo brano "Nu creature int'o munno" inzia inquietante con la voce di Luchè come il vento che sbatte le finestre anticipando un temporale d'estate ed il flow, a cui si aggiunge Ntò, è come un loop in cui raccontano come sono cresciuti tra violenza di strada, simboli tatuati e relazioni passeggere.
Nella traccia "Carne e ossa" c'è tutta la disillusione sul mondo delle apparenze e dei modelli che si creano ma anche l'ammissione della sorpresa dei livelli di ricchezza e benessere economico raggiunti: "robba ca quanno 'o penzavo ce vuleva 'o pizzicotto - roba che quando ci pensavo avevo bisogno di un pizzicotto". Il flow, in extrabeat, di Luchè e Ntò è fantastico anche grazie alla produzione sonora di Peppe 'O Red che riporta le lancette dei Cosang indietro nel tempo, alle proprie origini.
"Nun è mai fernut" rivela l'altra faccia dei rappers duri, quando realizzano che "l'ammore overo nun è maje fernuto" e quello finto non lascia traccia. La musica invece sfila via come se fossimo in un'auto scoperta che scende dalla collina di Posillipo vedendo il mare sul quale si riflette la luna e le stelle in una notte d'estate. La produzione magistrale di Geeno inserice sonorità R&B accompagnate da una voce femminile sognante e lo stesso sound viene ripreso nella track seguente "Cchiù tiempo" forse il brano più celebrativo ("brindo a chi muore per me e a questa vita bona") di quello che sono stati i Cosang nella scena dell'hiphop italiano. C'è malinconia del passato per lo scioglimento nel 2012, rimpianti amari per scelte di vita personali, l'ipocrisia della scena ma anche gli apprezzamenti incrociati de "i quattro king d'Italia sulla track NA/MI" il tutto servito sul sample di un brano storico dell'hiphop a stelle e strisce "Hate it or love it" di 50Cent. Boom !
Arriva poi il momento di Liberato con "Sbagli e te ne vai", un brano molto più nelle corde di un Luchè solista che dei Cosang, e l'effetto finale è una sorte di sandwich nel quale l'artista incappucciato li inserisce nel suo tappeto sonoro di tastiere elettroniche e ritmi sincopati. Sarà sicuramente una delle tracce con maggiori ascolti, un dato che possiamo vedere già dagli streaming dell'album su Spotify.
Chiusa la parentesi aliena, è tempo di tornare alle barre dure come "Nu cuofn 'e sord" (produzione Dat Boi Dee) nelle quali il flow e l'aggressività di Ntò riflettono la vita dura della periferia e le difficoltà ad emergere ma anche le diffidenze nell'ambiente una volta raggiunto il successo. Con questo brano i Cosang rimettono la palla al centro per inziare la ripresa verso la seconda parte dell'album che resterà fedele alle aspettative.
E quale modo migliore se non quello di ricevere l'incoronazione dal king Marracash che li invita a "questa pace ottentua col sangue... e che va mantenuta" nel brano con un titolo cruento: "Carnicero" ("Macellaio"). Sonorità e ritmi in stile gangsta e con influenze latine, con barre crude che affermano la superiorità del duo nella scena rap sulla quale accendono, accecando i rivali, i "fari allo xeno".
Ritorna la calma con l'unico singolo che ha anticipato questo album "O primm post" il cui significato è stato riportato nella recensione su Blue Vibes. Resta invece da aggiungere il campionamento scelto: "You're Da Man" di Nas , un brano del 2001 provenienza East Coast, luoghi a cui Luchè è particolarmente legato e che hanno influenzato il suo percorso artistico. Forse la scelta è caduta anche perchè Nas e Jay Z furono protagonisti di uno dei più famosi dissing della storia musicale americana. Dissing, nei quali Luchè e Ntò si sono cacciati dopo lo scioglimento, ma che lo stesso Luchè ha vissuto l'estate scorsa contro Salmo.
"Vincente" è una track lenta e cupa, prodotta da Dat Boi Dee, torna sulla complessità di gestire il successo, la difesa dalle invide e soprattutto la difficoltà di crescere tra famiglia ed assistenti sociali.
L'ultimo feat, ed anche quello più atteso, è "Perdere 'a capa" con il "primo genito" (così dichiaratosi in un post su Instagram ieri, in compagnia dei suoi padri musicali) Geolier, oramai "bambino" prodigio e di grandissimo successo, tale forse da essere stato una motivazione aggiuntiva alla reunion dei Cosang. Il brano scorre con ritmo lento, molto simile ad alcune songs dell'album di Geolier e tratta delle difficoltà nelle relazioni tra gelosie, voglia di indipendenza ed insicurezze che generano desideri di attenzioni esterne che alla fine portano a "perdere la testa".
E prima della chiusura finale, non poteva mancare un tributo alla città di Napoli, vissuta "Comme na fede". Una track prodotta solo da Luchè: atmosferica, lenta ma non melodica, scandita da note suonate al piano. Sono riflessioni melanconiche dedicate a Partenope, ricca di luoghi di aggregazione, strade che pulsano di vita, vetrine mediatiche negative ed anche profondamente legata all'unica squadra di calcio.
Sulle ultime note di "Dinastia", trasformando il ritornello del brano "Povere mmano" dal primo album "Chi more pe'mme", esprimono l'invito a ricevere questo lavoro non come "nu piezzo triste" ma un ringraziamento alla musica ed a loro, i fan dei Cosang, che sicuramente non vedono l'ora di riempire Piazza Plebiscito nelle due serate live del 17 e 18 Settembre, che si preannunciano come un altro evento di una lunga estate di concerti all'ombra del Vesuvio.
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